I Vitaletti/Bianchi

Dai ricordi di nonno Mario

Papa’ Lorenzo e’ nato il 28/05/1912 a Regedano (Sassoferrato, Ancona) da Rossi Agnese e Vitaletti Emidio, che avendo lavorato in miniera  ha preso la silicosi, che lo ha reso invalido precocemente, ma prevalentemente ha fatto il contadino.

Ha avuto 2 fratelli, Antonio, Mario che mori’ quando aveva circa 8 anni, (da cui il mio nome) e 2 sorelle, Felicetta, Natalina.
La sua infanzia e’ stata difficile dopo la morte del padre a circa 45 anni. Per aiutare
la famiglia all’eta’ di 9 anni ha lasciato la famiglia per andare a fare il garzone (andare presso un’altra famiglia, dove espletava piccole faccende in cambio di vitto alloggio, e per un compenso che consisteva  in genere in un sacco di grano).
Diventato abbastanza grande  ha lasciato il paese, perche’ aveva capito, che i pochi terreni posseduti dalla famiglia, non erano sufficienti a sfamare tutti. A causa di questa decisione in paese venne ritenuto uno scansafatiche.
Allora era uso andare a Roma (Tenuta Reale o Capocotta) a piedi ( tre giorni) a fare “i fasci” ovvero tagliare il sottobosco per fare le fascine, che servivano nei forni per cuocere il pane. Il lavoro era molto faticoso, dall’alba al tramonto. L’unico svago era nell’andare a fare la spesa una volta la settimana quando si era di turno in cucina per comprare il pane. L’alimentazione base era la polenta (fettata) dura, tagliata con un filo a piccoli pezzi, ed inzuppata (se c’era) nel condimento. L’alloggio era in una capanna che veniva costruita nel bosco con le “frasche”, e il pavimento era in terra battuta.
Papa’ ha fatto per alcuni anni questo lavoro, poi essendosi guadagnata per la sua operosita’ la stima del personale residente, gli venne offerto di  fare lo stalliere, ed intraprese questo nuovo mestiere che era un “posto fisso”.
Purtroppo venne la guerra,  e fu inviato in Grecia, Albania, Sicilia, dove ottenne sul campo il grado di sergente maggiore mitragliere (vedi foto Barbadiferro) (non ha mai amato parlare di questo periodo, perche’ diceva che un padre di famiglia non avrebbe mai sparato per uccidere se non ci fossero state le camice nere che entravano nei paesi e facevano cose orrende, pertanto il nemico ti sparava e
tu eri costretto a rispondere).

Rientrato in patria, dopo che l’Italia aveva lasciato l’alleato Tedesco papa’ fece il partigiano nelle Marche e ricordava con dolore le urla dei carristi che precipitavano quando in un’azione di guerriglia sul passo della Scheggia fecero saltare dei carriarmati.  Ricordava invece con piacere quando giovane bersagliere di leva partecipo’ alla sfilata del 2 giugno, egli applausi per loro furono tali che gli fecero
ripetere per tre volte il perecorso.

Finita la guerra papa’ ritorno’ a Roma dove fece il custode notturno in una fabbrica d’armi, poi l’aiutante in una latteria caseificio, dove visse con preoccupazione il fatto che gli venne comunicato che i carabinieri lo cercavano (non era come ora). Quando si presento’ gli venne chiesto se era interessato a tornare alla “Tenuta Reale” come cacciatore guardia.

Avuto un posto fisso papa’ Lorenzo sposo’ mamma Elisa.

Mamma Elisa è nata a Valdolmo il 19/11/1913, era figlia  di  Palmina Blasi e Germano  Bianchi.

Gli avi di Germano, provenivano da Forli’, e nel 1860 in seguito all’annessione al regno d’Italia avevano acquistato dai frati Camaldolesi di Fontavellana dei terreni nel Sassoferratese. Il primo discendente marchigiano della famiglia fu’ Giovanni’ che fu’ un dilapidatore dei beni paterni un donnaiolo, giocatore di carte, uccise un rivale per legittima difesa.
Il figlio Giovanbattista sposo’ Mari Veneranda e condusse una vita tranquilla. Il suo discendente, nonno Germano faceva il sensale, ovvero quello che promuove  gli affari. Se si doveva comprare un terreno, un animale una casa ci si rivolgeva al sensale il quale faceva ricerche, trattava…. e concludeva con una stretta di mano tra i contraenti, e la spaccata da parte del sensale.
Era benestante, considerare che allora aveva calesse e cavallo, questo finche’ non fece da garante ai pagamenti di un suo parente….che non pago’.
Elisa lo aiuto’ nel lavoro dei campi, come pastorella (allora ogni famiglia aveva 4-6 pecore) finche’ non ando’ come domestica a Roma per permettere ai fratelli di studiare.  La nostra famiglia Bianchi ha uno stemma familiare.

Quando Lorenzo la chiese in moglie, Germano ne fu’ felice, sapendo che non le avrebbe mai fatto “soffrire la fame”

Per circa due anni nonna Elisa rimase a Regedano, finche’  non ebbero una casa. Papa’ mi raccontava che da piccolo ero di salute cagionevole, e il dottore insisteva che dovevo mangiare il semolino di riso, e io come lo vedevo avevo i forzi di stomaco. Quando avevo 2 anni nonno Lorenzo venne a prenderci e sul treno inizio a darmi pane e formaggio dopo averlo masticato e da allora salvo….  non mi e’ mai mancato l’appetito.

Cose simpatiche che ricordo.

Per un certo periodo abitammo a Torpaterno, e io zia Aldina ed Angelo (il figlio di un collega di papa’) venivamo portati a scuola distante 8 Km con un cavallo (Grifone, un vecchio cavallo famoso per la velocita’ ) e calesse.
Ricordo che quando ero bimbo e mi facevo male, papa’ con la piu’ grande serieta’ faceva la croce sulla parte dolorante recitando “onto di grillo, onto di cicala, quando prenderai moglie non ti fara’ piu’ male”.
Papa’ finche’ non ha comprato la bici a mamma, ci portava ad Ostia la sua  bici, con mamma sulla canna, Aldina in braccio a mamma, ed io sul portabagagli.
Era normale che nell’entrare nella tenuta, per aprire il cancello si cadeva.
Talvolta si andava ad Ostia con calesse e cavallo, ed una volta papa’ ha
parcheggiato in divieto. Un vigile, zelante voleva fare la multa, e papa’ con la massima indifferenza ha fatto per andarsene, pregando il vigile di recapitare cavallo calesse multa alla presidenza della republica. Venne inseguito dal vigile che staccio’ la multa e lo prego’ di riprendersi il tutto.
Il mio primo lavoro fu’ ad Ivrea, presso l’Olivetti. Avendo ottenuto il posto all’IBM
papa’ venne ad Ivrea a prendere alcune valigie, in modo che nel rientro io avessi
meno bagagli. Quando papa’ arrivo’ a Termini, un signore con indifferenza si approprio’ di un valigia. Papa’ lo segui’ fino in testa ai binari silenziosamente, qui’ lo fermo’ lo ringrazio’ per l’aiuto, si riprese la valigia.
Ricordo le merende di allora, dopo una giornata di corse, che consistevano in genere
In pane bagnato con zucchero, o pomodoro sfregato sul pane condito con olio e sale, i formaggini di formaggio (di forma triangolare) oppure di cioccolato erano un lusso.
Per lavorare i campi ed essere vantaggiosi spesso era necessario consorziarsi, cosi’
Che per la mietitura, battiture ci si prestava delle giornate, ovvero la mia famiglia lavorava per …. Per un monte ore …. Che poi venivano restituite, ed era bello perche’ era un’occasione per stare insieme, spesso finito il lavoro, se si trovava un
Fisarmonicista era un’occasione per fare festa.
Tutte le occasioni erano buone per i “mattacchioni” per fare feta, per esmpio se si scopriva che un ragazzo faceva il filo ad una ragazza, tutti i giovanotti di notte facevano “ l’impagliata”, ovvero una traccia di paglia tra le case dei due innamorati scoperti.
Una festa  molto importante era la nascita di un figlio “maschio”, allra si cercava nel terreno dei parenti l’albero piu’ alto, e si portava in corteo trascinato dai buoi nell’aia
dei genitori del neonato, dove veniva innalzato, mettendo in cima giocattoli ben auguranti come fuciletto, bici, trattore auto…  e il tutto finiva con una festa sull’aia.
Il capodanno  veniva festeggiato dai giovanotti andando di casa in casa ad annunziare l’anno nuovo e la pasquella “epifania” con canti ed in cambio chiedevano alla padrona di casa qualcosa da mangiare (salicce uova gallina…) per poi …
I giochi erano fantasiosi, (una canna tra le gambe era un cavallo) e sempre di gruppo.
Bazzico, ovvero un bimbo doveva toccare un altro puche’ non fosse su una pietra o cosa elevata, trasmettendo il bazzico. Palla avvelenata, nascondino, Biribis (trottola)
Che si faceva girare dando l’impulso con una corda. Palline, Nizza che consisteva
Di lanciare da parete di uno la nizza ( un pezzo di legno che aveva la forma di due coni uniti per la base)  il piu’ lontano possibile dal cerchio-casa dando con un bastone un colpo sulla punta della nizza, in modo tale che schizzasse in alto, e mentra era in volo colpirla di nuovo con il bastone facendola andare il piu’ lontano possibile, mentre quelli fuori della casa dovevano cercare di atterrarci dentro.
Per le donne, campana.
Per grandi c’erano le bocce o la ruzzola che veniva fatta con forme di formaggio, e chi perdeva …. Gioco delle carte, e durante le feste giochi come il mercante in fiera.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *