I Mattei/Alessandrini

Da una chiacchierata con nonna Maria e zio Angelo a Pergola nell’Aprile del 2010

I bisononni

Maria Alessandrini (dei Rocconi) – nonna Maria -. Secondo zio Gigi, fratello di Maria, il nomignolo Rocconi viene dalla somiglianza di alcuni membri della famiglia ad un prete di cognome Rocconi. Nonna nasce a Serra Sant Abbondio, da Giovanni Alessandrini e Francesca (Checca) Mazzoni.

Nonna Checca era la contadina dei frati di Fonte Avellana, che la cacciarono prima che si compissero i cento anni di servizio della famiglia per evitare eventuali pretese (una specie di usocapione) di nonna sui terreni che gestiva per i frati.

Nonno Giovanni faceva il contadino alla Leccia. Con il fratello Peppe, riacquistarono parte dei terreni che loro nonno Luigi, aveva dilapidato per un’amante che “gli mangiò” tutto. Tra questi, anche un podere al Termine, che Giovanni gestì per lungo tempo. Tra i due fratelli, Giovanni e Peppe, figli di Ubaldo e Gentile Rizzoni di Arcevia, Peppe era il gestore scaltro e di manica corta che “guidava il trattore” Giovanni.

Nonno Giovanni e nonna Checca, ebbero nove figli: Ada – che morì piccola a nove mesi – Lisa, Rosa – che sposò Dolfo – Gentile, Maria – nonna -, Rigo, Peppe, Baldo e Gigi.

Olindo Mattei – nonno Olindo – nasce a Pascelupo (Scheggia) da Merope Lupini e Angelo Mattei. Il padre di Merope – Giovanni Lupini – si sposò in seconde nozze ed aveva una figlia – che nonna Maria non è riuscita a rintracciare – avuta dalla prima moglie che era morta. A Pascelupo Angelo e Merope, vivono della classica economia montana: pecore e legna che in quegli anni è in crisi e non gli consente di vivere dignitosamente, così nonno Angelo decide di emigrare in America, dove sono ora tutti i Lupini, per fare il minatore. Al suo ritorno acquista un terreno a Osteria del Piano, che gli consente di affrancarsi dai vincoli dell’economia montana dalla quale era scappato. La famiglia di Angelo e Merope era fatta di 9 fratelli: Cecilia, Clorinda, Pietro – morto in miniera in America -, Rinaldo – che non aveva alcuna intenzione di lavorare la terra -, Celeste, Giovannino – che a Roma impara il mestiere di muratore che lo porta anche in Francia -, Liberato – che non aveva voglia di avere responsabilità “Moglie no ho, figli non tengo, vattene mondo che me ne vengo” -, Olindo – nonno, che nasce al ritorno dall’America – e Piera – chiamata così in onore del fratello Pietro morto e vissuta a Bellisio Alto con …. Tutti i figli maschi, per un motivo o per l’altro non avevano voglia di impegnarsi nella gestione, soprattutto fisica, dei beni familiari.

Come si sono conosciuti nonno Olino e nonna Maria.

Nonna Maria, inviò una foto nella quale compariva, a zio Dolfo – marito di zia Rosa – . Zio Dolfo e nonno Olindo erano al fronte insieme in Albania (o forse Grecia), richiamati dai fascisti, e quando Olindo vide la foto decise che avrebbe contattato Maria al suo ritorno. Infatti al suo ritorno, nonno scrisse una lettere a nonna e decisero di incontrarsi a Montaione, presso la chiesa dove il prete, zio di Dolfo, “esercitava”. Nonna era vicino all’altare in attesa di nonno, ed ogni qualvolta che qualcuno entrava si voltava nella speranza di vedere nonno, ma era sempre un poveraccio – a Montaione c’era la miseria – e nonna sospirava “questo ‘n po’ esse”, finché finalmente nonno comparve. Fecero l’amore – furono fidanzati – per un paio d’anni. Poi decisero di sposarsi d’improvviso per evitare che nonno, richiamato di nuovo, fosse costretto a ripartire per il fronte. Infatti per chi si fosse sposato entro la fine dell’anno ci sarebbe stata una licenza di un mese. Mentre nonna stava facendo un lenzuolo, la madre le si avvicinò e disse: “lassa gi sto lenzolo cha da ‘n momento a l’altro questo te chiama che se vo sposà”. Si sposarono dunque il 31 gennaio di fretta e furia al Morello alle cinque del mattino, dopo che nonno aveva finito di sistemare il vestito dal sarto alle due della notte. Riguardo alla paura di cosa sarebbe successo dopo, quando nonno sarebbe stato comunque costretto ad andare al fronte, Olindo disse: … “se non pianto ‘l grano perché c’ho paura della grandine …”. In effetti, la licenza matrimoniale gli salvò la vita, perché il bastimento Conte Rosso, su cui nonno avrebbe dovuto raggiungere il fronte fu affondato … e nonno non sapeva nuotare!

I due sposi si trasferirono a Osteria del Piano e li, anche grazie alla frequentazione di zio Peppe – fratello di nonno Giovanni – che aveva delle bestie, nonno Olindo ricominciò a mercanteggiare con gli animali, cosa che peraltro aveva sempre fatto: acquistò la prima bestia a nove anni, come amava ricordare. Nonna Maria ricorda l’amore di nonno per le bestie: “Nonno Olindo non era fotogenico, ma quando strava con branco de vacche …” . Nonno era infatti un uomo d’animo sensibile che malgrado la sua affermazione “il mondo è tutto uguale”, era capace di emozionarsi di fronte a un quadro o alle sequoia durante la visita ai nipoti in America.

Il fatto che i maschi eredi Mattei, non fossero interessati alla gestione delle cose di famiglia, lo aiutò a guadagnarsi un ruolo di gestione. Anche nonno Olindo, non amava particolarmente il lavoro di fatica, ma era molto intraprendente, qualità che mancava agli altri fratelli.

Pergola

La scelta di stabilirsi a Pergola, fu motivata dal fatto che a quel tempo era un importante mercato del bestiame e comunque era il consolidamento di una scelta di fuga dall’economia montana, a favore di una “più comoda” economia contadina e di mercante.

Il podere di Pergola costava allora 4 milioni di lire e i nonni non avevano i soldi per poterlo acquistare da soli. Benchè il podere di Osteria del Piano, per la parte che spettava a nonno Olindo, avrebbe potuto coprire buona parte del costo, era necessario prima dividerlo e poi venderlo, cosa che avrebbe richiesto tempo. Così nonna Maria decise di chiedere aiuto al Padre Giovanni chiedendogli in prestio le cinquecentomila lire necessarie a stipulare il compromesso. Nonno Giovanni, si mise a ridere dietro il suo pancione, e disse: “ma come te voi comprà ‘n podere se ‘n c’hai manco i soldi pe’l compromesso”, però presto i soldi ai nonni dandogli fiducia, anche perché nonno Giovanni e nonna Checca avevano molta stima di Olindo.

Così i nonni, aiutati da Giovanni, furono in grado di acquistare il podere della Pergola e di onorare i debiti sanciti dalle cambiali a scadenza. Peraltro, la successiva vendita del terreno a Osteria del Piano, gli consenti di estinguere quasi tutti i debiti. Molti degli accordi di compravendita, ed in modo particolare quelli per l’acquisto delle bestie erano sanciti per stretta di mano. Il venditore ed il compratore si stringevano la mano e la stretta veniva rotta dal sensale che sanciva la solennità del contratto. In alcuni casi il sensale faceva uno sputacchio sulla mano e più lontano andavano gli schizzi, maggiore era la solennità del contratto.

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