Becciafavole

l’origine del termine non è chiara, papà suggerisce che si riferisca al fatto che queste storielle si raccontavano ai bambini prima di coricarsi, e le becciche sono le sporcizie degli occhi assonnati.

‘Se Cristo non perdona le putane, in Paradiso chi ce va … i picione?!!!’

‘Finché la bocca magna e ‘l culo rende, acidenti a le medicine e chi le vende’

Tutti pian marito e io none
manco se non l’avessi nera bene
voglio pià n’soldo de carbone la voglio tigne

a da esse più nera la mia
de l’altre fregne.

Un emigrante torna al paese,

per dimostrare il grado sociale raggiunto tenta di parlare in un improbabile italiano forbito;
riferendosi alla ragazza che al suo ritorno non lo vuole più, dice:

Tutti mi dicono che ci riando, io non ci rindò!…

La madre di Bedozzo al figlio:’ Bedò dì ‘l Pater Nostro’
Bedozzo tra i denti:’ S’arcora ‘l can de Blasi che ‘nna da di ‘l Pater Nostro’

Una donna di Pascelupo era in fin di vita.

Allora, si usava dare l’esterna unzione ungendo il capo, le mani e anche i calcagni.
Dopo che il prete ebbe finito di ungere i calcagni della donna,un nipote un po tontolone,cinicamente:
‘Amò sci zi Filome che ce possi gi a fa ‘n ballo!…’

Una donna aveva una figlia di facili costumi.
Disperata, andava ogni giorno in chiesa a pregare il Signore perché l’aiutasse.
Sotto Natale rivolgeva le sue preghiere al Presepe.
Il sacrestano scocciato dalla continua presenza della donna
si nascose dietro il Presepe e quando la donna domandò:

‘Que fine farà la mi fia?!

Rispose con voce fina come fosse il barnbinello:

‘La putana’

La donna replicò:

‘Sta zitto te mucco de fregna,che io non parlo con te, parlo con babbeto’

‘Se mantene bene zi Valente! …’

‘Ma que se mantene che glie manca la coccia sinno me parria ‘na tarataruga’

Una delle nostre tante zie,zia Maria de Vitalone doveva badare a due monelli,

il figlio,e il figlio del figlio.

Mentre il figlio donniva, il nipote non prendeva sonno cosi la nonna si decise a cantargli una ninna-nanna

‘Che diavolo c’hai sotto a ste calze,che pare che se moe, pare che s’alze….’

Pare che “l’intimità” tra nonna e nipote fu interrotta dalle risate a crepa pelle del fattore che aveva sentito!

Don Alessandro con il Cristo tra le mani,e il paese di seguito,andavano in processione alla Madonna del sasso.

Durante il tragitto un monelletto cominciò a piangere,e pare non avesse alcuna intenzione di smettere

Scocciato dai continui frignistei, il sacerdote si voltò verso il bimbo,e mostrandogli il Cristo disse:

‘Sta zitto,o te fò magna dal bobo!

I ragazzi del paese,sapevano della simpatia di Don Alessandro per Bacco, così una sera misero nel ciborio della chiesa una civetta.

All’indomani,durante la messa,don Alessandro fece per prendere l’Eucarestia, ma aperto il ciborio la civetta fece huhhhh….,richiuse e provò di nuovo,rna

‘uuhhhh….’,allora si voltò verso i fedeli e:

Parrocchiani miei,oggi la benedizione non se pò di perché a Cristo glie tira culo.’

Un certo Carlo di Sassoferrato,tomava al paese,e fece un’improvvisata.

Zia Rosa,la moglie di zi Valente,ci teneva a far bella figura con quest’uomo che veniva da Roma.

Agitata a causa della rozzezza del marito gli chiese di starsene in disparte.

Zi Rosa,preoccupata per la riuscita del cibo:

Eh,’nnel sò se v’avrò servito bene…’

zi Valente,con quei “bracci” lunghi,lunghi dalla porta:

Pesce cotto,e carne cruda, l’omo senza mutande e la donna nuda

Sempre zi Valente rivolgendosi a un cittadino,presunto uomo colto disse:

‘Ala scola ce sò gito tre volte,ho ‘mparato ixxe,bronne e zeta e me pulisco ‘l cul sa i deta….’

Zolemma de Brunori,”fia” de zi Valente

‘Fiore d’ortica quanto è bella la donna quando caca ,che glie se vede tutta la ribecca….

Un certo Pierino della gemella,in cambio di poco portava al pascolo le pecore del paese.

Sul pascolo s’incontrò con una donna e …

La donna in preda alla passione:

‘ Oh … daje, daje…’

‘Eh..daje,daje…. sento che se finga,mica ‘l voglio rompe! …’

il prete a zi Peppe durante il tempo di semina:

Perché non vieni, alla messa’

‘Perchè c’ho da fa,devo seminà,

‘Ma non vedi gli uccelli nel cielo,loro non seminano,ma stanno bene lo stesso

‘E grazie al cazzo,glie semino io’

Il ‘Carpe diem’ di Peppe de Cresciola suonava così: ‘Ai torda, mia tirae co passeno…’

Peppe de Cresciola e il Moro,non avendo soldi per comperare il tabacco,usavano,una volta ciascuno, pulire il tarso della pipa(il nero che si crea all’interno della pipa)di nonno Giovanni,per poi mangiarlo.

L’uno incontrando l’altro al ritorno dalla “scorpacciata”,stizzito:

‘ Ce vorria che uno de noi avesse fine…!

P.s. pare che il tarso,messo sulla lingua delle vipere,le uccidesse

all’istante  ! ! !

Uno dei Blasi era al pascolo con le pecore in primavera, quando cioè le pecore sono in calore

una pecora cerca il biro,ma lui niente,lei ritenta,ma niente…. allora il pastore:

‘Monta su cazzo mavoro,vedi che bella cornutella che c’hai.!

Un certo Filippo era all’ospedale,comperò il giornale,ma non pagò,cosi la giornalaia: ‘Filippo,ma voi non mi avete pagato!..!

‘Voi l’avete pagato il giornale?!!!!’

‘Certo!..!

‘E que l’ volete paga ‘n due?! !! ‘

Durante la questua il sacerdote girava per le abitazioni racimolando le offerte dei parrocchiani, giunto nell’abitazione di Pietro Giorgetti della Leccia, chiede l’offerta anche a lui

“Si l’nferno fosse li da Ninella (la casa vicino) e le fiare arivassero qua ‘n casa mia, io n’te do na lira ! “

Timone della Pergola:

“l’ho ditto che n’c’hai da gi co quei de ‘a Pantana, che te ‘mparano a biastimia„ porca Madò”

La famiglia Neri aveva il figlio Franco cagionevole di salute, così la madre decise che Franco, diversamente dagli altri fratelli che lavoravano duramente, avrebbe studiato.

Uno dei fratelli, Betto, scrisse una missiva al fratello dall’ America dove lavorava in miniera.

Scrisse la lettera senza alcuna punteggiatura, ma in calce alla pagina mise una serie di punti, virgole e punti e virgola, e poi scrisse :

“Questi, mitteli tu do ce vole che tu hai studiato”

Brunori de Piccione era un anziano signore che guadagnava qualche soldarello

fabbricando delle forche dagli arbusti che trovava sul monte.

Per poter vendere le forche era costretto a compiere un lungo tragitto fino ad arrivare a Monterosso.

Giunto a Monterosso con i propri manofatti, un giovane per scherno aveva elogiato le sue forche, e ne aveva ordinate una certa quantità.

Il vecchio Bninori ritorna sul monte, fabbrica le forchè e poi con il pesante fardello torna a Monterosso, ma il giovane tentenna e si tira indietro, il vecchio con gran dignita:

“Sci, sci ho capito, v’aveo preso pe ‘n galantuomo, e quant’è siete ‘n birbo”

Un ragazzotto del Morello voleva “fare all’amore” con la figlia di un certo Papi.

Gli amici conoscendo la fama da fetente di Papi gli consigliarono di parlarci, prima di uscire con la ragazza. “Oh Papi, in quattro e quattro otto sposo la fia vostra”

“otto e otto seddici, la fia mia la lassi sta”

“seddici e seddici trentadue giteve a fa da ‘n del culo tutt’ e due”

Tal Francesco della Borciona ( dal nome della madre) ,insieme ad altri operai, era stato chiamato dal prete per riesumare le ossa delle salme che, seppellite ormai da molto tempo, dovevano essere poste nell’ossario.

Finito il lavoro il prete :

“Mbe, mo n’ce lo famo n bicchier de vino !”

e mesce un bicchiere a ciascun operaio

“ma fammo uno pe occhio”

mesce il secondo bicchiere, ma giunto da Francesco, questo lo ferma

“Eh no, io la parte mia l’ho avuta, si farnmo uno pe occhio, io c’ho ‘n occhio solo !!!”

La madre di Francesco della Borciona, aveva acquistato con un pagherò un sacco di farina di granotuco, ma morì prima di poter pagare il debito, così il creditore si rivolse a Francesco per saldare; questo con logica ferrea:

“Io i debbeti de mamma li pago tutti, basta che lia me dice che ha preso ‘l granturco da te !!!”

L’ormai celeberrimo Francesco della Borciona, tornava dalla veglia tutto intirizzito, entrato nell letto mise i piedi gelati tra le gambe della moglie; la poverina svegliata di soprassalto dal gelo fece una loffa,

“Che te pia na paradese, io sento freddo e tu me ce suffie !”

Un uomo era il sacrestano di un vescovo, tra le sue manzioni c’era il compito di svegliare l’eminenza ogni mattino alle otto. “Santità so le otto e c’è sole”

immancabilmente il religioso “Lo so io e lo sa Iddio”

La scena si ripeteva ogni mattina finchè il scarestano scocciato

“Santità so le otto e c’è l sole” “Lo so io e lo sa Iddio”

“nno sai te e nno sa Iddio perché so le nove e piove !”

Alla pergolese:

Bottega de Spunta —- CAOS

pare che spunta fosse un tizio che racimolava di tutto all’interno della propria bottega.

Pare che un tipo mentre percorreva una curva, credendo di essere solo, fece una scoreggiona eccezionale, finito di percorrere la curva un gruppo di ragazzotti rideva sonoramente per la performance allora lui:

” Eh, voi ridete pure, ma io ‘n curva sono ! ! !”

Zio Gigi a un brindisi in famiglia : “Che Dio ci mantenga così disordinati ! I”

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